Egidio Castelli

Biografia

Egidio Castelli è nato a Tradate, in provincia di Varese, nel 1947. Nel 1967 ottiene il diploma di Perito Industriale Meccanico.
Nei primi anni Sessanta visita Venezia, Padova, Verona, Firenze, con un’attenzione scrupolosa, meditata, storicamente sottolineata. Il giovane rifugge dalle notazioni generiche e sembra rifarsi, osservando le architetture dei palazzi antichi, dei quadri nelle chiese e nei musei, allo sguardo che Walter Benjamin, nel suo stupendo “ritratto di Parigi”, rivolgeva ai passages, ovvero alle arterie misteriose, segrete, note solo a chi di esse si serviva, che collegavano spazi tanto diversi nella città delle luci. È anche una stagione, per Castelli, vissuta vicino al movimento studentesco: stagione di contestazione, che si sperava costruttiva, e di Beat Generation.
Dal 1973 si avvicina al mondo dell’antiquariato, per lo più porcellane e piccoli dipinti. “Il gusto della collezione – ha detto Castelli – non è solo una maniera di controllare, classificare, manipolare il mondo esterno, ma pure di conquistare il proprio mondo interno, quello delle emozioni e dei pensieri, sottintendendo a ciò il processo che conduce all’equivalenza tra sentimenti, idee e cose”.
Nel 1975 inizia a copiare opere di alcuni dei maggiori impressionisti francesi, tra cui Corot, Pissarro e Sisley, ma con un sintetismo cézanniano.
Segue aste, mostre, fiere e colleziona libri d’arte, ma legge anche i romanzi di Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Jorge Luis Borges, Boris Leonidovic Pasternak e Jean-Paul Sartre. La passione cresce e inizia a frequentare assiduamente i principali musei europei, ammirando in patria il cartone raffaellesco per la Scuola d’Atene alla Pinacoteca Ambrosiana e la “pittura di storia” nel Museo del Risorgimento di Milano.

Nel 2004, Castelli collezionando vetri di particolare pregio, conosce il maestro di Murano Afro Celotto, iniziando così una collaborazione che lo porta a realizzare sue opere in vetro soffiato.

Nella pittura moderna e contemporanea le sue preferenze sono per l’esperienza creativa di Picasso e di Sironi, di Pollock e di Afro, di Tobey e di Tancredi. Come artista Castelli è un espressionista astratto che ha traumaticamente bisogno di essere felice con se stesso, ma deve sentirsi tale “naturalmente”, non per forzose autodeterminazioni. In effetti, egli pensa “che il compito dell’artista sia quello di essere il cronista del proprio presente, il testimone del proprio tempo. Il contesto nel quale è inserito, la cultura acquisita, la sua esperienza di vita, il sogno da realizzare saranno quegli stilemi espressivi che gli consentiranno di trovare nuovi modi di rappresentare il suo tempo, il suo mondo poetico”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

cinque + 3 =