Santa Maria di Leuca – smalto su tavola – cm. 60×80 – anno 2017

Luigi Guarino è artista per vocazione eppure ciò non si è rilevato nella sua giovinezza, lui appartiene alla modernità, vorrebbe imitare Cezanne e Picasso sulle concettualità, non si scoraggio ed incomincia. Nel 1992, dopo i primi lavori realistici, inizia una nuova dinamica di espressione, le sue linee acquistano movimenti nervosi, le forme appaiono spesse e senza morbidezze, questo modo di rendere le immagini è comunque la conseguenza di uno stile nuovo, sta tralasciando il figurativo.  È ancora insoddisfacente però la sua rappresentazione, i suoi bozzetti sembrano un cantiere aperto, quando finalmente passa alla realizzazione del quadro, colora, pochi tratti ed è già visibile qualcosa, incredibile. Egli potrebbe seguire la via della grazia per raggiungere la bellezza, invece inizia la sua lotta, man mano crea la sua vera identificazione ed acquista il suo stile; è definito dai critici un espressionista astratto, l’immagine creata non è il gioco dei colori per rappresentare la superficie, ma è il peso e l’equilibrio della composizione, gli elementi hanno una presenza solida e vigorosa. Nel suo sviluppo di creazione, davanti al problema della combinazione forma-figura, sfondo-paesaggio, il suo interesse è risolvere il problema della strutturazione dell’immagine, dando forza all’insieme. Dal 2000 è in piena esplosione, pensa, esegue e produce opere artistiche. Guarino sente ciò che dipinge e quello che esprime lo fa senza timori, sa dove vuole arrivare. Le sue forze interne sono la passione e l’ordine, il suo destino è quello di creare armonie, l’equilibrio della sua struttura compositiva non viene dalla simmetria, ma da un ritmo crescente di colori e forme. Non fa mostre personali, sembra non essere interessato a farsi conoscere; dal 2005 incomincia ad interessarsi della scultura, prima la passione era solo per la pittura. Nel 2009 avviene qualcosa che lo mostra al pubblico, il Comune di Capua lancia l’idea di aprire un museo d’arte contemporanea e, dopo ripetuti incontri, viene invitato a prendere possesso di una sala. Nel 2010 Guarino mette in evidenza la sua problematica, ha concluso un suo modo di vedere dopo un’esperienza forte, complessa e piena di dubbi del disegno e della composizione, lunga venti anni, non è stato facile, ora produce un figurativo moderno. In conclusione la produzione di Guarino non sopprime il disegno, ma rimpiazza il gesto lineare con il tocco di colore, lui arriva comunque alla conservazione della consistenza degli oggetti, alla materialità dei volumi, durante le interviste afferma: ”la luce, l’aria ha uno spessore, io sono un meridionale che ama il sole e so che sprigiona raggi sugli oggetti e li fa percepire nello spazio”. Le sue opere emettono energie turbinanti che si immergono nella natura.   Ama dialogare con le persone per cui decide di rapportarsi con il pubblico che a sua volta viene coinvolto, insomma avviene un contatto. La domanda è: “ma dov’era l’artista prima?” La tematica del suo lavoro è semplice, lui cerca l’ordina quotidiano delle cose perché esiste, secondo lui, nonostante la confusione di oggi. Lui critica, ammonisce l’uomo, sia per i danni che fa alla natura che a sé stesso, denuncia ma non rappresenta mai l’immagine della morte, lui parla del vivere, afferma che ognuno ha delle opportunità, spesso siamo distratti, ci svela la vanità delle cose e dice con i suoi colori che ha più senso rivolgersi alla risoluzione dei problemi esistenziali.

         Francesca Guarino


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