Maria Pia Contento

Separazione del sale – olio su tela – cm. 170×300 – anno 2011

Maria Pia Contento è nata a Trieste il 12/11/1942, vive ed opera a Udine.
Diplomata al Liceo Classico Stellini.
Le sue opere sono in presenti in collezioni pubbliche e private. In permanenza presso:
Artitalia – Milano
Club del collezionista – Milano
Centro San Matteo – Genova
Hanno scritto di Lei molti critici, tra i nomi più importanti citiamo:
Dino Menechini – Carlo Milich -P.A. di Martino – Laura Stavole – Mariano Izzo -Walter Campani
-G.B. Stephane Rey – Antonio Coppola – ecc.
MOSTRE PERSONALI
Galleria d’arte Palazzo Doria Genova -1982
Palazzo Manifestazioni Salsomaggiore -1982
Galleria alla Corsia Stadion Trieste -1983
Palazzo Manifestazioni Salsomaggiore Terme -1984
Galleria La Mandrangore Internazionale Parigi -1984
Off Art Udine -1986
Galleria L’Incontro Rovigo -1986
Galleria La Tavolozza Lecce -1988


“…Del nudo femminile nell’arte di ogni tempo e paese sono state curate persino antologie librarie, e trascurando come assurda (ma è poi tale?) l’argomentazione che si sia voluta operare una concessione discutibile anzi deprecabile gusto del ”piccante“ così tipico dei nostro giorni, – è da dire che la proposta dei raffronti, dalla classicità all’impressionismo e alle nuove tendenze, ha tutte ,le carte in regola per rivelarsi stimolante a tutti coloro i quali considerano questo “genere” come uno dei più ardui e controversi nella lunga e talora non facilmente districabile storia della pittura (o, allargando il cerchio dell’ orizzonte d’indagine delle arti figurative).

Quale significato può dunque avere il fatto che Maria Pia contento – una pittrice che proviene dagli studi classici, e dunque ricca di informazioni culturali, anche a non voler tenere conto delle esigenze di aggiornamento che appartengono alla sua personale “historie de l’ame” – accentri il proprio interesse artistico sul nudo femminile? Il significato più ovvio potrebbe rintracciarsi nella considerazione che in pittura – così come in ogni altra espressione artistica: dalla narrativa alla musica, dalla poesia all’architettura- tutto è ancora da dire perché tutto è già stato detto ma ci lascia perplessi e insoddisfatti appartenendo al passato: l’arte è sempre intuizione e anticipazione del futuro, e il suo altissimo prezzo è una inesauribile corsa ad opporre una diga al tempo, con il risultato ineluttabile della sconfitta. Ma è questo (o soltanto questo) il significato dell’operazione artistica di Maria Pia contento? Che la sua operazione voglia andare oltre, è indicato dall’impostazione dei modelli: nessuna concessione al “bello nell’accezione convenzionale (tacitamente quanto scioccamente codificata) del termine, ma piuttosto la ricerca – saremmo tentati di definire plastica – delle linee e, più ancora, dei volumi e del posto (e del peso) che essi occupano nello spazio; nessuna concessione al colore, comodo equivoco aperto a tutte le risorse e a tutti i contrabbandi di un’abilità che può sconfinare nel “mestiere”,  ma piuttosto un’essenzialità di impasti che rasenta l’assenza cromatica e la evita per la profondità dei grigi e per il nitore dei bianchicci in Lei, in Maria Pia Contento, hanno un’importanza dei più accesi e squillanti colori.

Ecco a quanti amano la discettazioni sulla tecnica del dipingere, basterebbe porre l’insidiosa domanda del valore da attribuire alle scale cromatiche (o, se si preferisca, alle cadenze e alle scansioni del colore) oltre a quello disarmante della intuizione o del calco- prossimo o remoto che sia, scoperto o camuffato che sia – di modelli risaputi  o consacrati. Dinanzi ai quadri della contento, ogni discorso di questo genere si rivela inconsistente, addirittura gratuito: qui infatti, non si tratta di stabilire se e fin dove sia accettabile l’equazione bianco e grigio uguale a colori spenti (per ottenere magari al dimostrazione che l’equazione è sbagliata), quanto ad appurare il senso del simbolo racchiuso in questi nudi femminili. Ma qui entra in gioco la libertà della fantasia o la capacità di penetrazione psicologica entro l’area (non è una condizione indispensabile) della sensibilità contemporanea (non dimentichiamo che ogni artista è figlio del proprio tempo). E allora le risposte sono molteplici: vanno dalla distruzione o dissacrazione del mito – o, quantomeno, del suo ridimensionamento – alla raffigurazione delle forme spogliate da ogni orpello sino alla rivelazione della purezza (purezza come perentorietà di rappresentazione ,persino come crudezza espressiva) del dato anatomico.

Dinanzi ai nudi femminili di Maria Pia contento, ciascuno è chiamato a dare la propria risposta. Abbiamo pensato che questa – e questa soltanto – è la ragione d’essere dell’arte.”

Dino Menichini

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